
Articolo a cura di Daniele Trevisani
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Test elaborato con modifiche dall’autore,
tratto dal libro Self-power. Psicologia della motivazione e della
performance, Franco Angeli editore.
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Divertiti.
Ricorda, amico mio, di goderti il progetto così come il suo risultato,
perché la vita è troppo breve per
riempirla di energia negativa.
Bruce Lee
L'intera questione delle emozioni alfa e
emozioni beta ruota attorno a:
·
vivere intensamente il progetto, la via, il
percorso - emozioni beta – come il valore di ogni falcata e di ogni atto
di respirazione nella corsa, e
·
cosa proviamo per il risultato finale che vogliamo
raggiungere o che ci assegnano - emozioni alfa, esempio, cosa proviamo
verso l’idea di tagliare il traguardo o porci un tempo-obiettivo per correre una
maratona
I mix emotivi che si generano nelle
situazioni reali. Es, volere il risultato ma volerlo subito e detestare il
percorso di costruzione che ti ci porta, oppure amare il viaggio sino a
considerare irrilevante la meta, e tante altre condizioni intermedie.
Queste "faccende" sono talmente
importanti per le performance, e piene di sfumature, che vanno affrontate
obbligatoriamente, se vogliamo mai avere speranza di compiere performance
davvero eccezionali ma anche avere un vissuto appagante nella vita di chi le
compie.
Si, a volte diciamo che il viaggio è
persino più appagante della meta. Ma per chi si occupa di performance, queste
semplificazioni sono solo l'inizio. Vanno approfondite.
La tematica del raggiungimento di
obiettivi è ampiamente trattata in campo strategico e aziendale. Obiettivi.
Obiettivi. Obiettivi. Tutto ruota attorno agli obiettivi, sino a perdere di
vista chi è che li deve raggiungere - esseri umani e non macchine - e quali
energie mentali servano, in che stato sono queste "macchine".
Immaginate di dare un obiettivo
semplicissimo ad una persona depressa. Una persona realmente depressa troverà
difficile persino alzarsi dal letto.
L'obiettivo diventa semplice o facile in
funzione di dove si posiziona la soglia di efficacia personale.
Figura 1 - Posizione di diversi obiettivi
rispetto alla soglia di efficacia personale
Ognuno di noi può esercitarsi
nell'individuare:
·
Obiettivi di tipo A1:
quello che sento di poter fare con assoluta tranquillità, qualcosa di
"tranquillo", niente di sfidante per me.
·
Obiettivi di tipo A2:
quello che sento di poter fare ma mi richiede un impegno e attenzione
particolari. Rientra comunque tra "ciò che sento di poter fare".
·
Obiettivi di tipo B1:
obiettivi "quasi alla portata", ciò che riuscirei a fare bene ma solo in parte,
e sento che per poterlo fare bene devo ancora apprendere qualcosa, o mi serve
ancora qualche ingrediente.
·
Obiettivi di tipo B2:
obiettivi con larga probabilità di fallimento, temi su cui qualcosa conosco,
qualcosa so fare, ma per raggiungerli sento che devo ancora apprendere molto, li
sento ancora molto lontano e difficili.
·
Obiettivi di tipo C:
non è fattibile ora, ma non è molto lontano da quello che sento di poter fare,
se iniziassi ad esercitarmi. Per ora è fuori dalla mia portata ma non è detto lo
sia per sempre.
·
Obiettivi di tipo D:
troppo lontano, troppo difficile, impossibile per me, adesso e per sempre.
L'asticella con cui misuriamo questi
obiettivi diventa il Potere Personale.
Figuriamoci cosa accade quando diamo un
obiettivo ad una persona demotivata. O, se lo riceviamo noi stessi e non ci
crediamo. Cosa facciamo?
Possiamo cercare di aumentare il nostro
Potere Personale, alzare l'asticella con cui misuriamo gli eventi, o
abbandonarne persino l'idea. Cosa fare, in questo caso, diventa un modo di
vivere la vita.
Le emozioni determinano “a cosa”
dedichiamo il nostro tempo migliore, le energie più belle, cosa facciamo più
volentieri, e a quali azioni dedichiamo meno tempo possibile, sino al punto di
negarle o posticiparle sino alla morte.
Il mondo del time management, la
gestione del tempo, e più in generale delle risorse limitate - fa troppo conto
su fogli di Excel e poco conto sul mondo delle emozioni che proviamo nel fare
qualcosa, o nel dirigerci verso uno scopo.
Sembrano due terreni diversi, ma in
realtà lo sfondo emotivo è il vero substrato dei risultati.
Noi dedichiamo il nostro tempo migliore e
le nostre risorse migliori a ciò che ci nutre, a ciò che ci gratifica, e
fuggiamo tutto il resto.
Una cultura della consapevolezza deve
portare le persone ad essere più consce di quali obiettivi o stati vuole
raggiungere, e di come utilizza il suo tempo. Una scarsa consapevolezza vede
invece le persone in uno stato di divario, di scostamento, tra ciò che
desideri e come utilizzi realmente il tuo tempo.
Percepisci una dissonanza, un allarme,
ogni volta che senti di dedicare tempo a qualcosa che non senti essere la tua
vera vita. O cerchi un perchè in quello che fai, e questo perchè non lo trovi o
fai sempre più fatica a trovarlo.
La ricerca del perchè, la ricerca di un
bisogno di "senso" è sacra. Si tratta solo di ascoltarla.
In molte aziende ci si dedica alla
pianificazione solo quando si è obbligati, mentre guidare un “muletto” o una
ruspa gratificherebbe di più. Riempiamo le giornate - e a volte interi brani di
vita - a correre come formiche anziché concentrarci su cosa è importante. Sul
cosa fare e sul perché.
Cerchiamo invece di impegnarci in una
vocazione o interesse, e impariamo a sentire il fluire delle energie, la dove
prima vedevamo solo azioni vuote. Tutto cambierà.
Un approccio che centri il fronte emotivo
di come una persona vive gli obiettivi, deve procedere verso due specifiche aree
di analisi
le emozioni viscerali che sento verso un
certo effetto o end-state: sento davvero mio un certo obiettivo? Lo sento
come qualcosa che mi tocca davvero? Provo passione per un certo obiettivo o lo
vivo come uno dei tanti momenti che mi tocca fare, o un momento obbligato? Lo
sento importante per i miei valori? Quanto? Voglio davvero vedere quel
risultato finale raggiunto? Mi attiva emotivamente l’immagine di un certo
risultato? La situazione che voglio si produca è davvero importante per me? O è
un risultato più o meno burocratico, che non mi cambia la vita, che non mi
attiva veramente? Denominiamo qui le emozioni verso l’obiettivo emozioni alfa.
Le emozioni che provo per le azioni
necessarie (operations), le attività quotidiane, o i singoli step di un
percorso. Mi annoiano le operazioni intermedie e vorrei solo vedere il risultato
finale raggiunto? Provo invece piacere dell’azione, gusto del fare e dell’agire?
Le operations mi annoiano o mi energizzano, le vorrei saltare o “guai a
chi me le toglie”? Denominiamo qui le emozioni che accompagnano l’azione
emozioni beta.
Il senso che le emozioni Alfa, quelle
verso il lo scopo finale, è ben espresso nella seguente metafora:
"Se vuoi costruire una nave non devi
per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a
preparare gli attrezzi;
non distribuire i compiti, non
organizzare il lavoro...
Ma invece prima risveglia negli uomini
la nostalgia del mare
lontano e sconfinato.
Appena si sarà risvegliata in loro
questa sete
si metteranno subito al lavoro per
costruire la nave".
(Antoine-Marie-Roger de Saint Exupéry)
Il leader o motivatore che riesce a far
visualizzare e apprezzare il risultato finale atteso, potrà generare motivazione
autonoma.
Questa è una delle due strade.
Immaginiamo un vetraio di Murano, a
Venezia, intendo nel produrre bicchieri artistici. Quanto è importante per lui
arrivare a fine giornata ad avere prodotto X bicchieri (emozioni alfa)? Quanto
sono importanti il gesto del produrre il bicchiere, del soffiare dentro alla
cannuccia, del vedere il bicchiere prendere forma? Sono attività di per se
gratificanti (emozioni beta)?
O ancora, esaminiamo il lavoro di un
pittore. È mosso dal piacere di usare la tela e i colori, dall’idea di trovare
un luogo o soggetto che lo ispira, o ogni singola attività gli è di peso e
vorrebbe vedere il quadro finito prima possibile?
Ogni artista vive in modo diverso sia
l’effetto da produrre (il quadro) che il modo di produrlo (le operations).
Le sfumature in questo campo sono
molteplici.
Anche un pilota di aereo intento in una
missione di salvataggio vive due momenti emotivi: sia voler vedere raggiunto un
certo risultato strategico finale a cui contribuisce con la sua missione
(salvare la persona), oppure essere ammaliato dal piacere del volare,
energizzato dalle operazioni di volo, dall’adrenalina dell’azione, al di la
degli effetti che l’azione avrà (essere parte di un processo).
Possiamo avere persino casi in cui non
interessi assolutamente il perché della missione (emozioni alfa azzerate)
ma interessi unicamente il fatto di farla bene, il piacere che si prova
durante, la totale gratificazione che accompagna il gesto (emozioni beta
massimizzate).
Io non mi
sono mai sentita tanto viva come dopo una battaglia dalla quale sono uscita viva
e indenne. [...]
È dopo aver
vinto quella sfida che ti senti così vivo.
Vivo quanto
non ti senti nemmeno nei momenti più ubriacanti di gioia o nei momenti più
travolgenti d'amore.
Oriana
Fallaci, da Accetto la morte ma la odio, 2006
Chi ha praticato boxe o arti di
combattimento lo sa bene. Usciti dal ring e dopo una doccia sembra di avere
un'altra occasione per vivere. Sembra che il mondo, prima ostile, sia diventato
un posto migliore. Questa è una delle gratificazioni maggiori di chi fa sport
estremi.
Ma entriamo nel mondo del lavoro,
analizziamo le performance di un venditore: le emozioni alfa si attivano nel
volere fortemente il risultato finale (vedere la vendita conclusa), le emozioni
beta si attivano quando il venditore è emotivamente e positivamente coinvolto
nella trattativa di vendita, nella strategia di preparazione, vede le
trattative in sé come attività comunicativa e persuasiva interessante, come
relazione di aiuto, o come sforzo di condivisione, o come esercizio di tattica e
strategia, come sfida con se stesso, o come palestra del proprio stato o
condizione mentale (attivazione delle emozioni beta).
Lo stesso per uno scrittore: siamo
attivati unicamente dall’idea di vedere il libro finito, o si prova piacere
nello scrivere? Se nessuna delle due aree attiva la persona, non avremo mai uno
scrittore compiuto. E non avremo mai un buon libro.
Trattare di performance, di effetti da
produrre, e di operazioni tattiche, tocca inevitabilmente il fronte delle
emozioni soggettive.
Posso avere emozioni alfa plurime
– più di una motivazione – verso la meta, ed emozioni beta plurime – più
di una sensazione positiva collegata all’azione.
Per esempio, un formatore può avere
emozioni alfa plurime se è interessato al compenso economico del suo lavoro, ma
anche al vedere un corso terminato, e ad avere trasmesso bene i concetti che
voleva lasciare. Allo stesso tempo può avere emozioni beta plurime: il piacere
di avviare un contatto umano ad inizio attività, il piacere di vedere le persone
all’opera durante, il gusto di un lavoro che scorre fluido e con un clima
positivo.
Così come si arrabbierà quando qualcuno
si comporta con maleducazione verso il formatore, verso altri studenti e verso
la sacralità del momento formativo. E glielo dirà. Senza paura.
Agirò senza paura ogni volta in cui
vorrò dire qualcosa in cui credo...
Daniele Trevisani
Quanto più le emozioni sia alfa che beta
sono forti e numerose, tanto maggiore sarà l’attivazione verso lo scopo e la
performance.
Chi non crede più a niente difficilmente
riuscirà in qualcosa.
Quanto più invece sono assenti, deboli o
invece negative le emozioni verso lo scopo o verso le attività da compiere,
quanto più l’attività sarà considerata un peso o peggio una frustrazione, o
verranno accettate passivamente riduzioni rispetto ai propri ideali, amputazioni
e umiliazioni.
Ma vi sono momenti, nella Vita, in cui
tacere diventa una colpa
e parlare diventa un obbligo.
Un dovere civile, una sfida morale, un
imperativo categorico
al quale non ci si può sottrarre.
Oriana Fallaci
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